LE OLIMPIADI DEL CORPO E DELLA MENTE

Trauma da negazione del movimento

Ispirata dall’incredibile prestazione dell’Italia ai giochi Olimpici di Tokyo ho cercato di dare un’interpretazione, da ex atleta e da professionista nell’educazione motoria, a questo emozionante risultato partendo da una domanda: perché in questo momento cosi difficile, in piena pandemia, lo sport ha avuto tutto questo successo?
Un risultato sorprendente e lontano da ogni più ottimistica previsione. La risposta, a mio parere, sta proprio nella reazione che gli atleti hanno avuto rispetto alla negazione del movimento.
Ci hanno permesso di fare solo esclusivamente ciò che sembrava essere strettamente necessario alla sopravvivenza, al fine di evitare i contagi. È giusto ridurre al minimo le occasioni di contagio ma negare per così lungo tempo l’attività motoria e considerarla un accessorio non indispensabile alla salute fisica e mentale è stato un grave errore che, a parte i risultati olimpici, ha causato molti danni fisici e psichici.
La sofferenza soprattutto di quei corpi e di quelle menti abituate al movimento (e non si tratta solo di atleti professionisti ma anche di tutte le persone che necessitano di attività motoria per salute fisica e mentale) è stata così profonda e logorante che ha generato un’esplosione di medaglie!
È stata una reazione molto chiara che ci fa capire quanto la nostra mente abbia bisogno del corpo per esprimere tutta la sua forza. Perché lo sport è questo che ci insegna: a non mollare mai e a crederci sempre malgrado le difficoltà ed i sacrifici.
40 medaglie olimpiche per l’Italia che manifestano tutta la nostra necessità di esprimerci col corpo per motivare ed emozionare la nostra mente. Lo sport ispira le nostre emozioni positive ed il corpo reagisce rinforzandosi e affinando le proprie abilità.
Il corpo diventa un mezzo d’espressione fantastico! Espressione di forza, di tenacia e di bellezza nel caso del raggiungimento di un alto traguardo, ma anche espressione di sofferenza nel caso d’impossibilità di reazione ad un trauma.
Possiamo quindi dire che lo sport italiano ha risposto mostrando tutta la sua potenza reattiva, ma non siamo tutti atleti di caratura olimpica.
Per noi, che ci occupiamo di postura e di movimento, è stato così immediato notare quanto i corpi avessero accusato il colpo della pandemia. Questo trauma ha interrotto l’equilibrio della nostra esistenza impedendoci di sentirci vivi attraverso il movimento del corpo. Le memorie traumatiche di questa impossibilità d’espressione motoria si possono già notare soprattutto nella postura dei più giovani, costretti seduti davanti ad un computer, ma anche in tutte le persone che hanno drammaticamente congelato i loro corpi nella morsa della paura.
La vita è respiro e movimento e queste Olimpiadi lo hanno confermato ed urlato al mondo intero: non si può fermare lo sport come espressione dei nostri corpi e delle nostre menti, come medicina contro la sofferenza ma soprattutto come insegnamento di vita.
Il Metodo Pilates rappresenta una piccola partecipazione alle Personali Olimpiadi psico-fisiche, in cui siamo invitati a sfidare i nostri limiti e ci dobbiamo confrontare con tutte le capacità che il corpo possiede: impariamo a conoscerle, ad utilizzarle correttamente e a potenziarle.
Non c’è nulla di più utile ed affascinante che viaggiare nel proprio corpo e percepirne l’incredibile potenzialità. Questo percorso di conoscenza e consapevolezza avviene attraverso il movimento che permette al nostro corpo, inteso come sistema fisico e psichico, di diventare più resistente, più reattivo e funzionale.
La mia speranza è che l’entusiasmo post olimpico sia incisivo per evitare future sospensioni delle attività fisiche e che abbia sensibilizzato rispetto alla loro estrema importanza per il benessere di ogni individuo.
Un ringraziamento a tutti gli atleti del mondo che ci hanno mostrato quanto lo sport sia indispensabile per recuperare la padronanza del proprio corpo e della propria vita.

Buon Pilates a tutti!
Carola

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